Quando si pensa a Roma è subito Colosseo, Carbonara e fontane!
L’arte e la storia sgorgano letteralmente dalle sue fontane. Non solo semplici getti d’acqua, ma vere e proprie opere d’arte a cielo aperto. Alcune sono dei capolavori, altre sono più modeste e sicuramente meno conosciute. Scopriamo insieme le fontane di Roma più curiose.
Fontana del mascherone
Situata in Via Giulia, una delle vie più belle di Roma, questa fontana prende il nome dal faccione scolpito nel marmo, dalle cui fauci sgorga acqua cristallina. Si tratta di una grossa maschera romana dagli occhi sgranati. Presumibilmente disegnata da Girolamo Rinaldi nel secondo quarto del XVII secolo. Il giglio in cima alla fontana era il simbolo araldico dei Farnese. Fu proprio questa potentissima famiglia, che abitava nel palazzo di fronte, a pagare le spese per la sua costruzione. In principio la fontana si trovava al centro di uno spiazzo dove c’era un teatro all’aperto. Poi, alla fine dell’Ottocento venne spostata dove si trova ancora oggi. Si racconta che durante alcuni eventi speciali, dalla fontana sgorgasse vino prelibato. Questo perché i Farnese volevano allietare i loro ospiti!
Fontana dei libri
La fontana dei libri rappresenta il rione in cui si trova, il rione Sant’Eustachio, in Via degli Staderari. In passato questi erano i venditori di bilance e stadere e qui avevano le loro botteghe. La fontana è stata costruita nel 1927 da Pietro Lombardi, per volere del comune di Roma. Il progetto del comune era di ricreare simboli urbani dei diversi antichi rioni romani e dei mestieri scomparsi. Oltre al cervo, simbolo del rione, la fontana mostra anche dei libri appoggiati a delle mensole. Questo per due motivi. Prima di tutto in origine la via si chiamava Via dell’università. In secondo luogo i libri antichi rimandano all’Antica università della Sapienza, che si trovava proprio all’interno del palazzo in cui è stata addossata la fontana.
Fontana della terrina
Tra le fontane di Roma, questa è una delle più buffe. La terrina era in realtà la fontana principale del mercato di Campo de’ Fiori. Scolpita da Giacomo della Porta e posta proprio dove oggi vediamo la statua di Giordano Bruno. Per posizionare la statua dello scienziato, nel 1889, la fontana della terrina venne spostata. Vagò per i depositi comunali fino agli anni Venti. Poi finalmente trovò la pace, perché venne sistemata dove si trova tutt’oggi, in piazza della Chiesa nuova. Sembra che il coperchio del vascone sia stato aggiunto in un secondo momento. Si dice che sia stato ideato per evitare che la fontana si trasformasse in una pattumiera. Infatti, trovandosi nel mercato di Campo de’ Fiori, si riempiva quotidianamente di scarti di verdura e di cocomeri lasciati a mollo nell’acqua.
Fontana del facchino
Una diceria attribuisce la fontana del facchino niente di meno che a Michelangelo. Piccola e umile, libera l’acqua dalla botte retta faticosamente da un facchino curvo su sé stesso. Si tratta di una delle statue parlanti di Roma. Proprio come Pasquino. Infatti, qui il popolo affiggeva cartelli di satira pungente contro il governo pontificio. La leggenda racconta che la statua sia stata ispirata dalla figura di un certo Abondio Rizio, un acquaiolo romano che aveva il vizio di alzare un po’ troppo il gomito. La statua sarebbe la sua condanna eterna. Cioè versare acqua da una botte di vino per l’eternità.
Fontana delle anfore
Ci troviamo a Testaccio, uno dei quartieri più amati dai romani. Il nome Testaccio deriva dal monte Testaccio, una collina artificiale che si è creata con l’accumulo di cocci e detriti, in latino testae. I cocci appartenevano ad antichi vasi accumulati nei secoli, poiché questa zona corrispondeva alla grande discarica del porto dell’Antica Roma, chiamato Emporium. Da qui l’idea dell’architetto Pietro Lombardi e della sua fontana delle anfore. Inaugurata nel 1926, oggi parte fondamentale della bellissima Piazza Testaccio. Tutta in travertino è costituita da un insieme di anfore che fanno riferimento proprio al Monte Testaccio.
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