Il torrone italiano è una squisitezza a cui non si può rinunciare.
Morbido o croccante, alle mandorle o alle nocciole, bianco o al cioccolato: è uno dei dolci più antichi al mondo e un connubio perfetto di ingredienti semplici ma buonissimi.
Scopriamo insieme la storia del Torrone e tutti i segreti di questo simbolo dell’Epifania.
La ghiottoneria dei Romani
Come al solito ai Romani non mancava proprio nulla! In una descrizione del I secolo dello storico romano Tito Livio si parla di un dolce chiamato cupedia, cioè ghiottoneria, molto simile al torrone. Nello stesso periodo, lo stesso Marco Terenzio Varrone cita il cuppedo, un dolcetto a base di semi oleosi, albume e miele, inventato secondo lui dai Sanniti, incontrati durante le Guerre sannitiche, per l’appunto. Infatti, ancora oggi a Benevento il torrone viene chiamato cupeto, o copeta. Più tardi invece, con Apicio, viene nominato un altro dolce molto simile al torrone moderno chiamato nucatum, a base di noci, miele e albume d’uovo. Il torrone italiano era già presente in qualche modo già al tempo degli antichi romani.

Gli Arabi e il loro torrone: il turun
Per molti secoli la ricetta del dolcetto romano scompare e non se ne hanno più notizie. Finché nell’XI secolo ricompare il termine turun, torrone per l’appunto, all’interno del trattato De medicinis et cibis semplicibus di un medico e farmacista arabo di stanza a Toledo durante la dominazione islamica della penisola. Si spiegherebbe così la diffusione di questo dolce non solo in Spagna e in Francia ma anche in tutta l’Italia meridionale, e in particolare in Sicilia. Qui il torrone infatti ha due nomi: cubbaita e giuggiulena. Erano proprio queste due parole che gli arabi utilizzavano per riferirsi a un dolce fatto di miele e sesamo. Il torrone quindi è una variante del dolce arabo a cui è stata aggiunta la frutta secca tostata. Non è un caso se oggi troviamo diverse varianti del torrone in molti paesi del bacino mediterraneo che in passato furono dominati dagli arabi.

Il Torrone di Cremona: leggenda e realtà
Uno dei più celebri d’Italia è quello di Cremona, città che rivendica i natali del torrone. Secondo la leggenda, il 25 ottobre del 1441 si celebrarono le nozze tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza. Per l’occasione i cuochi di corte prepararono un dolce dall’effetto scenico incredibile. A base di mandorle, miele e albume, servendolo in verticale perché ispirati dal Torrazzo, la Torre campanaria del Duomo di Cremona. Tuttavia, la teoria più accreditata attribuisce a Federico II di Svevia la sua introduzione dalla Sicilia. Cremona era era il suo quartier generale e vi soggiornava spesso durante le sue campagne militari. Federico II s’intendeva non poco di cultura araba, così come anche i suoi cuochi siciliani. Tra l’altro, Cremona era un importante porto fluviale in cui transitavano merci da tutto il bacino del Mediterraneo, così come le mandorle. Dalle varie tradizioni fuse insieme e l’aggiunta dell’albume nasce il Torrone di Cremona.
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Torrone di Cremona o Torrone di Benevento
Sembra proprio che le due città italiane a rivendicare ancora l’origine del torrone siano proprio Cremona e Benevento. Cremona è sicuramente quella che ha il rapporto più viscerale con questo dolce. Il torrone di Cremona è un torrone aromatizzato e preparato esclusivamente con mandorle e miele locali. È un torrone bianco e a pasta dura. Si aggiungono poi aromi come la vaniglia oppure la cannella e altre volte anche il cedro. La pazienza è la chiave della preparazione del torrone di Cremona, perché viene cotto in caldaia a vapore a una temperatura massima di 70°. Poi viene modellato in stampi di legno e infine pressato. Benevento è la città che ne rivendica la presenza più antica, perché centro principale del Sannio, in cui già nel I secolo d.C questo dolce veniva chiamato cupedia. Il torrone di Benevento è un torrone a pasta dura o morbida, con mandorle o nocciole.

Il torrone e l’Epifania
In tutti i paesi del bacino del Mediterraneo in cui il torrone è famoso, come Spagna e Francia, è consuetudine consumarlo in occasione delle festività natalizie, e soprattutto durante l’Epifania. Il motivo si trova sicuramente nel periodo di coltivazione delle mandorle, ingrediente base della ricetta del Torrone. Le mandorle infatti vengono raccolte a fine agosto e per tutto il mese di settembre. In seguito il mallo deve essiccare ed è per questo che il momento giusto per il suo consumo è sicuramente quello che va a partire dal mese di novembre fino al periodo delle festività dell’Epifania, quando il Torrone italiano va a ruba. Infatti in Italia solitamente viene aggiunto, insieme ai cioccolatini e a caramelle di ogni tipo, all’interno della calzetta della Befana. Ma solo se siamo stati buoni!

A ognuno il suo Torrone!
Oggi possiamo scegliere tra una enorme varietà di torroni diversi. Ce n’è davvero per tutti! Oltre ai più comuni, come quello di Cremona e quello di Benevento, ne troviamo anche altri che differiscono a seconda della regione di provenienza. Il torrone sardo, morbido e di colore avorio per via dell’assenza di zucchero. Quello siciliano che è più simile a un croccante con mandorle e pistacchi e profumato agli agrumi. Il torrone aquilano, morbido con l’aggiunta di nocciole e cacao. E poi il classico torrone morbido al cioccolato e nocciole. Oppure i sempre amati torroncini, bianchi all’interno e ricoperti con cioccolato fondente o cioccolato bianco. E tu quale preferisci?

I migliori torroni di Roma
Dove possiamo acquistare dei torroni artigianali da leccarsi i baffi nel centro di Roma? Vediamo insieme quali sono i migliori e alcuni indirizzi in cui vale la pena fermarsi e fare acquisti.
Antico Forno Roscioli (Via dei Chiavari, 34)
Salumeria Volpetti (Via Marmorata, 47)
Venchi (Via del Corso, 335)
Giuliani Marron Glacés e cioccolatini (Via Paolo Emilio, 67a)
Grezzo Raw Chocolate (Via Urbana, 130)
Moriondo e Gariglio (Via del Piè di Marmo, 21)
Pasticceria Valzani (Via del Moro, 37)
Pasticceria Grué (Viale Regina Margherita, 95)
















