Il Barolo è uno dei vini simbolo d’Italia. Prende il nome da un piccolo borgo, un gioiello nel cuore delle Langhe.
Il borgo di Barolo si trova in Piemonte. Un delizioso paesino medievale, arroccato su uno sperone, che domina una valle di vigneti rari e preziosi.
Al fine di difendere la zona dagli attacchi Saraceni, fu eretto il castello. Castello, Borgo e dintorni, divennero presto proprietà della facoltosa famiglia Falletti. I possedimenti della famiglia si estendevano, pertanto, ben una cinquantina di feudi piemontesi e si produceva vino.
Donne, politica e vino, in conclusione, un magnifico blend.
Il vino Barolo è famosissimo, tuttavia, pochi sanno che la sua storia si lega, indissolubilmente, con quella dell’Unità d’Italia. La Marchesa Giulia Colbert Falletti di Barolo e Camillo Benso Conte di Cavour lavorarono alacremente. Il Nebbiolo della prima ora, si presentava, infatti, come un vino di colore chiaro, abboccato e difficile da conservare. L’ambizioso progetto Colbert-Cavour, lo trasformerà, invece, in un vino in grado di competere con quello prodotto dai “cugini” bordolesi. Sarà proprio il Barolo, quindi, il vino che il Cavour invierà infine, al cospetto di Napoleone III, scortato dalla sua avvenente cugina. Entra in scena la Contessa di Castiglione, che assumerà, in particolare, il delicato compito di seguire le trattative per il sostegno francese all’unità d’Italia. In breve, sarà la prima ambasciatrice del vino Barolo e della causa Sabauda.
I Barolo Boys e il successo nel mondo
In ultimo una curiosità: il Barolo è stato protagonista di una storica, violenta lotta generazionale e filosofica. Uno scontro che si risolse con un vantaggio economico notevole per il Barolo. Cosa successe? A cavallo fra gli anni ’80 e ’90, i sostenitori del tradizionale sistema di invecchiamento, si scontrarono con i modernisti. I Sostenitori dell’uso della Barrique. osarono, in breve sfidare la vecchia guardia. Anche se la rivoluzione non fu definitiva, la notorietà che il Barolo prese sui mercati americani ne sancì il successo.
La DOCG Barolo: un vino da record
I vini appartenenti alla DOCG Barolo sono ottenuti da uve Nebbiolo in purezza. Il disciplinare prevede che siano allevati a spalliera con potatura Guyot. L’affinamento minimo è 38 mesi di cui 18 in legno per la versione base. La versione Riserva affina per 62 mesi 18 dei quali in legno. Carattere distintivo di questo pregiato vino è la una avvolgente struttura e la proverbiale longevità. Un vino che migliora e si esprime nel tempo. La zona di produzione per elezione è la Langa piemontese, compresa fra i comuni di Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba. La DOCG può essere seguita da menzioni geografiche aggiuntive: Cannubi, Castiglione, Briccolina e molte altre, legate a porzioni di territorio.
Il Barolo nella degustazione:
Il Barolo si presenta di colore chiaro, rosso rubino scarico. I riflessi si fanno sempre più granati fino ad aranciati, a causa dell’età evolutiva. Un vino, di gran corpo e di ottima consistenza, nonostante quello che la vista potrebbe suggerire. profumi sono i classici del nebbiolo, come frutti rossi, prugna, viola, rosa, ciliegia, liquirizia. Cioccolato, chiodo di garofano sono presenti, come anche grafite e inchiostro, a seconda della zona di provenienza e dell’affinamento. Non è un vino da gustare giovane, infatti migliora almeno a dieci anni dalla vendemmia. E’ con il passare del tempo, in conclusione, che sprigiona tutti i suoi profumi. Contemporaneamente, grazie alla evoluzione, modifica la sua carica tannica diventando, quindi, ancora più avvolgente e sontuoso.
Un bicchiere da Gran Rosso per il Barolo
Da gustare in un bicchiere da gran rosso, è un eccezionale vino da meditazione. Godibile soprattutto in abbinamento, ad arrosti, piatti a base di selvaggina, formaggi stagionati, funghi e tartufo.
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